In principio era Ozempic, oggi Wegovy e Mounjaro: farmaci per perdere peso, ma non per imparare a mangiare

Quante volte hai sentito nominare Ozempic nell’ultimo anno? Sui giornali, sui social, nelle conversazioni tra amici e probabilmente anche da qualcuno che lo descriveva come la soluzione definitiva per il dimagrimento.

Ozempic contiene semaglutide ed è un farmaco autorizzato per il trattamento del diabete di tipo 2. Poi è arrivato Wegovy: stesso principio attivo, ma con indicazioni e dosaggi specifici per la gestione del peso nelle persone che presentano determinati requisiti clinici.

E infine Mounjaro, a base di tirzepatide, che ha aggiunto un ulteriore strumento al trattamento farmacologico dell’obesità.

Semaglutide e tirzepatide agiscono imitando l’attività degli ormoni incretinici, messaggeri prodotti naturalmente dall’intestino e coinvolti nella regolazione della glicemia, della fame e della sazietà. La semaglutide agisce sul recettore del GLP-1; la tirzepatide sui recettori di GLP-1 e GIP.

Il risultato può essere un dimagrimento importante.

Ma perdere peso e imparare a mangiare non sono la stessa cosa.

Sarebbe comodo, naturalmente: un’iniezione alla settimana e, insieme ai chili, spariscono anche le vecchie abitudini, la fame emotiva, i pasti improvvisati e la spesa fatta seguendo l’appetito del momento. Purtroppo la penna preriempita non compila la lista della spesa e non riorganizza automaticamente la nostra alimentazione.

Il farmaco può modificare la fisiologia della fame e della sazietà. Non decide, però, la qualità di ciò che mettiamo nel piatto.

Ed è proprio qui che comincia il lavoro nutrizionale.

Ozempic è davvero un farmaco per il dimagrimento?

Prima di tutto è necessaria una precisazione: Ozempic, semaglutide e Wegovy non sono sinonimi.

Ozempic è il nome commerciale di un medicinale contenente semaglutide autorizzato per il trattamento degli adulti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato. Wegovy contiene lo stesso principio attivo, ma è specificamente autorizzato per la gestione del peso nelle persone con obesità o con sovrappeso associato a determinate condizioni cliniche.

Questa distinzione non è una pignoleria da bugiardino. Serve a ricordare che indicazioni, dosaggi e obiettivi terapeutici non devono essere decisi attraverso il passaparola, i social o l’esperienza dell’amica che “si è trovata benissimo”.

Non si tratta di farmaci per perdere quei quattro chili prima dell’estate. Richiedono una prescrizione, una valutazione clinica e un monitoraggio medico.

In che modo la semaglutide favorisce il dimagrimento?

La semaglutide è un agonista del recettore del GLP-1. La sua azione contribuisce ad aumentare il senso di sazietà, ridurre la fame e il desiderio di mangiare e rallentare lo svuotamento gastrico, soprattutto nelle prime fasi della terapia.

La persona tende quindi a mangiare meno e può ottenere una riduzione significativa del peso corporeo.

Ma mangiare meno non significa necessariamente mangiare meglio.

Si possono introdurre poche calorie e, contemporaneamente, assumere quantità insufficienti di proteine, fibra, vitamine, minerali e grassi essenziali. Il nostro organismo non vive di calorie soltanto: per fortuna, perché altrimenti potremmo cenare leggendo i numeri sulla confezione e risparmiare anche sui piatti.

Qual è la differenza tra semaglutide e tirzepatide?

La semaglutide, presente in Ozempic e Wegovy, agisce sul recettore del GLP-1.

La tirzepatide, principio attivo di Mounjaro, agisce invece sui recettori di due ormoni incretinici: GLP-1 e GIP. Questa doppia azione influenza il controllo glicemico, l’appetito e l’introito alimentare.

Semaglutide e tirzepatide non sono quindi due versioni della stessa puntura. Hanno meccanismi differenti e la scelta del farmaco spetta al medico, sulla base della storia clinica, delle indicazioni, delle possibili controindicazioni e della risposta individuale.

La domanda corretta non è: “Quale fa dimagrire di più?”. È: “Quale trattamento è appropriato per questa persona e come deve essere inserito nel suo percorso di cura?”.

Meno spettacolare, lo riconosco. Ma decisamente più utile.

Se il farmaco riduce la fame, perché serve il nutrizionista?

Perché ridurre la fame non equivale a costruire un’alimentazione corretta.

Durante la terapia con Wegovy o Mounjaro alcune persone arrivano ai pasti senza appetito, si saziano dopo poche forchettate oppure iniziano a escludere intere categorie di alimenti perché faticano a tollerarle.

Il rischio non è soltanto quello di mangiare troppo poco. È mangiare in maniera casuale, monotona e nutrizionalmente incompleta.

Il nutrizionista non si limita a consegnare “la dieta da fare con il farmaco”. Valuta la storia del peso, le precedenti diete, l’organizzazione dei pasti, il rapporto con il cibo, l’attività fisica, le patologie presenti e gli eventuali sintomi gastrointestinali.

Due persone che assumono lo stesso farmaco non hanno necessariamente bisogno dello stesso piano alimentare. Una può avere nausea e sazietà precoce, un’altra stipsi e un’altra ancora può mangiare pochissimo durante il giorno per poi concentrare tutto la sera.

La prescrizione farmacologica può essere simile. La strategia nutrizionale no.

Che cosa significa rieducare il paziente a mangiare?

Significa costruire competenze che rimangano disponibili anche quando l’effetto del farmaco diminuisce.

Durante il percorso il paziente impara a:

  • comporre pasti completi e bilanciati;
  • assicurarsi un apporto adeguato di macro e micronutrienti;
  • riconoscere fame, sazietà e automatismi alimentari;
  • gestire le porzioni senza dover pesare tutto per sempre;
  • organizzare la spesa e programmare i pasti;
  • affrontare cene, viaggi e imprevisti;
  • mantenere una corretta idratazione;
  • proteggere il più possibile la massa muscolare durante il dimagrimento.

Perdere peso assumendo quantità insufficienti di proteine o rinunciando sistematicamente a interi gruppi alimentari non rappresenta un successo nutrizionale. La bilancia può anche applaudire, ma il metabolismo e la massa muscolare potrebbero avere qualcosa da obiettare.

La strategia nutrizionale può aiutare a gestire gli effetti gastrointestinali?

Gli effetti indesiderati più frequenti di semaglutide e tirzepatide interessano l’apparato gastrointestinale. Possono comparire nausea, vomito, diarrea, stipsi, dolore addominale e senso di pienezza precoce.

Non si manifestano in tutti e non hanno sempre la stessa intensità. Il percorso nutrizionale può aiutare attraverso pasti più piccoli, una diversa distribuzione degli alimenti, un’attenta gestione dei grassi, una corretta idratazione e una modulazione della fibra in base ai sintomi.

Questo non significa, però, che ogni disturbo debba essere risolto con la dieta. Sintomi intensi, persistenti o nuovi devono essere riferiti al medico. Stringere i denti e aspettare che passi non è un protocollo sanitario, anche se continua a godere di una sorprendente popolarità.

Perché il lavoro con il nutrizionista deve iniziare insieme al farmaco?

La rieducazione nutrizionale non dovrebbe cominciare quando Wegovy o Mounjaro vengono sospesi. Deve iniziare insieme alla terapia e procedere in parallelo.

Aspettare l’ultima somministrazione per imparare a gestire nuovamente la fame sarebbe come iscriversi a scuola la mattina dell’esame: apprezziamo l’entusiasmo, un po’ meno la strategia.

Il periodo durante il quale il farmaco riduce l’appetito rappresenta un’occasione preziosa per lavorare sulle abitudini alimentari con maggiore serenità.

Il farmaco riduce il “rumore” della fame. Il percorso nutrizionale utilizza quello spazio per costruire abitudini sostenibili.

Che cosa succede quando si sospendono semaglutide o tirzepatide?

Dopo la sospensione può verificarsi il recupero di una parte significativa del peso perso. La fame può aumentare e la sazietà diventare meno precoce.

Questo non significa che il paziente abbia improvvisamente perso la propria forza di volontà. Sta cambiando il contesto biologico nel quale deve compiere le sue scelte.

L’obesità è una patologia cronica e multifattoriale. Quando viene meno l’effetto farmacologico possono riemergere la fame, i pensieri ricorrenti sul cibo e meccanismi biologici che favoriscono il regain, cioè il recupero ponderale.

Nella fase di riduzione o sospensione, che deve essere valutata dal medico, il nutrizionista può intensificare i controlli, riorganizzare pasti e porzioni e individuare rapidamente i primi segnali di difficoltà.

L’obiettivo non è aspettare di recuperare molti chili per annunciare solennemente che “bisogna rimettersi a dieta”. È intervenire subito con correzioni realistiche, senza ricadere nelle restrizioni drastiche che spesso hanno caratterizzato i tentativi precedenti.

La rieducazione alimentare impedisce sicuramente il regain?

No, e prometterlo sarebbe scorretto.

Il percorso nutrizionale non può garantire che il peso rimanga identico dopo la sospensione. Può però ridurre il rischio e l’entità del recupero, fornire strumenti per gestire il ritorno della fame e impedire che il risultato dipenda esclusivamente dall’effetto del farmaco.

In alcuni casi il medico potrà valutare una terapia di lunga durata, proprio perché una patologia cronica può richiedere un trattamento continuativo.

Medico e nutrizionista devono quindi lavorare nella stessa direzione: il medico gestisce appropriatezza, dosaggio, sicurezza ed eventuale sospensione; il nutrizionista protegge l’adeguatezza dell’alimentazione e accompagna il cambiamento delle abitudini.

Wegovy e Mounjaro sono scorciatoie?

No. Definirli così rischia di colpevolizzare chi riceve un trattamento farmacologico per una patologia complessa.

Sono strumenti terapeutici importanti, ma funzionano meglio quando vengono inseriti in un progetto completo e personalizzato.

Non si tratta di scegliere tra farmaco e alimentazione, come se fossero due squadre avversarie. Si tratta di farli lavorare nella stessa direzione.

Il farmaco può favorire il dimagrimento. La rieducazione nutrizionale aiuta il paziente a non dipendere esclusivamente dall’assenza di fame per riuscire a mangiare meglio.

Perché se stai seguendo soltanto un percorso farmacologico, stai lavorando a metà regime. E probabilmente te ne accorgerai proprio nel momento della sospensione.

Stai iniziando o stai già seguendo una terapia con semaglutide o tirzepatide? Un percorso nutrizionale personalizzato può aiutarti a mantenere un’alimentazione adeguata, gestire le difficoltà gastrointestinali e preparare con maggiore consapevolezza anche le fasi successive della terapia.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la valutazione del medico o una consulenza nutrizionale personalizzata. La prescrizione, la modifica del dosaggio e l’eventuale sospensione del farmaco competono al medico